Bibbiano

[AGGIORNATO IL 22 LUGLIO 2019]

«Perché non parli di Bibbiano?»
«E allora Bibbiano?»
«#PDofili, pensate a Bibbiano invece!»
«Voi siete quelli del Partito di Bibbiano

Se volete che vi parli della brutta vicenda di Bibbiano, allora vi parlerò della brutta vicenda di Bibbiano. Ma prima è necessario fare un po’ di pulizia nella (dis)informazione italiana e smettere di fidarsi di robaccia come Il Giornale, Libero Quotidano, Il Primato Nazionale, Mario Giordano ecc. Certo, se leggiamo di bambini sottoposti a elettroshock e strappati ai loro genitori per essere affidati a famiglie gay/pedofile con l’aiuto del PD, sfido chiunque a non indignarsi, scandalizzarsi e chiedere giustizia. Ma se si evita di leggere spazzatura, è più facile capire il motivo per cui i media trattano poco la questione PD-Bibbiano: semplicemente, non esiste una questione PD-Bibbiano. Esiste invece un caso Bibbiano. Terribile e molto concreto.

Ma facciamo un passo indietro.

Il 27 giugno, i carabinieri di Reggio Emilia mettono agli arresti domiciliari diciotto persone in seguito a un indagine sulla Onlus Hansel e Gretel, durante la quale è venuta a galla un’organizzazione criminale (29 indagati, di cui 18 destinatari di misure cautelari) che operava su due diversi fronti: da un lato, togliendo i bambini a famiglie in difficoltà per affidarli a famiglie di amici o conoscenti (e questa è la parte a cui è stato dato maggior risalto, forse anche giustamente); dall’altro, gestendo i fondi pubblici illegalmente. Si tratta dunque di due accuse separate. Fondamentale sottolinearlo.

A scatenare il clamore politico-mediatico, infatti, è stato l’arresto di Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano del PD, che tuttavia risulta indagato esclusivamente «dei reati di abuso d’ufficio e falso». Marco Mescolini, Capo della Procura di Reggio Emilia, ci ha tenuto a sottolineare: «Gli viene contestato di aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è coinvolto nei crimini contro i minori».

Secondo l’ordinanza, avrebbe «omesso di effettuare una procedura a evidenza pubblica per l’affidamento del servizio di psicoterapia che aveva un importo superiore a 40mila euro» e avrebbe intenzionalmente procurato «un ingiusto vantaggio patrimoniale al centro studi Hansel e Gretel».

Evidentemente però un sindaco agli arresti non è sufficiente ai fini propagandistici degli avversari del PD e dei loro organi di comunicazione mediatica: è necessario trasformarlo da semplice corrotto (il processo ancora deve iniziare e già definirlo così sarebbe prematuro) a mostro. Tanto che Luigi Di Maio, dopo aver fatto girare un’immagine estremamente dura nei confronti del PD, ha continuato per settimane a chiamarlo “Il Partito di Bibbiano”. Gli attacchi sono andati avanti tanto a lungo da spingere il Partito Democratico a querelare il vicepremier, definendolo «un personaggio fallito, volgare e ottuso».

La reazione del PD, per quanto dura, si può facilmente comprendere: la maggioranza ha palesemente alterato la narrazione delle dinamiche dei fatti, con il chiaro intento di influenzare l’opinione pubblica e dare l’impressione che si stesse nascondendo un grave caso di abuso su minori preferendo invece continuare ad attaccare Matteo Salvini.

Non indifferenti, tra l’altro, sono anche le mistificazioni riguardo questi abusi. L’inchiesta si occupa di sei minori: secondo i PM di Reggio Emilia, gli psicologi e gli assistenti sociali coinvolti volevano guadagnare sfruttando la cura e l’affidamento dei bambini. In modo particolare, i riflettori sono puntati su atti contraffatti, forzature e manipolazioni di bambini col fine di far emergere situazioni molto gravi nelle famiglie d’origine, in modo da poterne giustificare l’affido. Secondo la legge, poi, le famiglie affidatarie avrebbero ricevuto un sostegno economico tra i 600 e i 1200 euro al mese, mentre per gli psicologi era previsto un compenso di 135 euro a seduta.

Tuttavia, la notizia più diffusa e (giustamente) scioccante era quella riguardante l’utilizzo dell’elettroshock sui minori. La pratica in medicina è regolamentata in Italia da una circolare del Ministero della Saluta del 15 febbraio 1999: la Terapia Elettroconvulsionante (TEC) può essere somministrata esclusivamente in caso di «episodi depressivi gravi con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio», solo dopo aver ottenuto il consenso informato scritto del paziente, al quale devono essere stati esposti tutti i rischi e i benefici del trattamento e le possibili cure alternative. Il vicepremier Di Maio, in un post su Facebook, aveva invece parlato di «impulsi elettrici per modificare la memoria dei bambini e convincere i giudici della necessità dell’affido».

In ogni caso, la notizia non è che fossero sbagliate le informazioni sull’elettroshock, bensì che NON C’È STATO NESSUN ELETTROSHOCK!

I carabinieri hanno ritrovato un apparecchio Neurotek utilizzato nell’ambito della terapia EMDR, cioè una procedura che manda al paziente degli stimoli acustici e tattili (esterni e assolutamente non invasivi). Isabel Fernandez, presidente dell’Associazione EMDR Italia, ha spiegato a Repubblica che è una terapia «nata per curare il disturbo da stress post traumatico dei veterani del Vietnam, ora usata con chi sopravvive a un terremoto, con quelli del ponte Morandi. Si basa su movimenti oculari destra-sinistra, gli stessi della fase Rem del sonno. Il ricordo perde la sua carica emotiva negativa, si attenua». Il trattamento tra l’altro, ha aggiunto Fernandez, di certo «non fa affiorare ricordi di situazioni traumatiche che non sono avvenute. Se non c’erano abusi o maltrattamenti accertati, non c’era niente da trattare. Non si può cioè far ricordare ai pazienti cose che non hanno vissuto». Non si tratta quindi per Fernandez di un apparecchio dannoso, «ma è inutile» se non ci sono ricordi traumatici.

Nonostante tutto, Di Maio non ha mai smentito LA SUA versione dei fatti, sconfessata dalla stessa polizia. Lungi da lui, invece, ricordare che la onlus Hansel e Gretel è stata tra le undici associazioni che lo scorso maggio erano state scelte dal M5S del Piemonte come destinatarie di una donazione di 195mila euro. O che l’avvocato Rossella Ognibene, esponente politica di primo piano del M5S, ex candidata sindaco ed ex capogruppo di Reggio Emilia, ha assunto la difesa di Federica Anghinolfi, la psicologa che secondo le accuse sarebbe a capo della “cupola” di affidi e molestie di Bibbiano.

Riesaminiamo quindi tutta la vicenda: è chiaro che il caso Bibbiano esiste e nessuno lo mette in discussione. Sotto i riflettori dell’inchiesta, anche una volta tolte tutta la propaganda, la disinformazione e le fake news, restano i presunti casi di gravissima manipolazione di minori con lo scopo di strapparli alle famiglie d’origine. A leggere le intercettazioni, anche riguardo a disegni dei bambini manipolati per avvalorare la tesi di abusi subiti, vengono i brividi, sale la rabbia e la voglia di mettere le mani addosso a questa gente. È indiscutibile. Non si possono minimizzare i fatti.

Ma allora perché non se ne parla di più? Perché, per ora, non c’è altro da raccontare oltre quanto già detto. Il PD non è coinvolto, così come non lo sono le famiglie arcobaleno: si tratta di una terribile, infame storia criminale riguardante maltrattamenti e abusi su minori, il cui processo però deve ancora iniziare. Tutto quello che si poteva dire con le notizie arrivate finora, è già stato detto.

Resta però da sottolineare come sia profondamente scorretto e disgustoso che il M5S e molti canali ed esponenti dell’estrema destra abbiano deciso di associare il PD a questa storia, facendo anche circolare hashtag e slogan diffamanti come #PDfili, manipolando a loro volta le storie di quegli stessi bambini già (presumibilmente) abusati psicologicamente, per mera propaganda e disinformazione politica.

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Alcune risposte veloci a domande (più o meno) sensate che si leggono in giro sulla questione #SeaWatch, #ONG e #migranti. Giusto per non continuare a diffondere idiozie…

1) Perché le ONG portano i migranti in Italia?

Le leggi internazionali chiedono di portare i migranti nel PRIMO PORTO SICURO.

2) Perché non riportano i migranti in Libia o non li portano in Tunisia?

La Libia non è un porto sicuro: c’è la guerra e ci sono i campi di concentramento. È il paese da cui i disperati fuggono. La Tunisia, invece, non ha firmato la Convenzione di Ginevra e in passato ha riportato i migranti in Libia.

3) Perché le ONG non portano i migranti a Malta?

Certo che li portano a Malta! In proporzione, Malta ha accolto molti più immigrati dell’Italia e continua ad accoglierne. Tuttavia, non sempre Malta è il porto più vicino o il più sicuro: tutto dipende da dove viene effettuato il salvataggio e da quali sono le condizioni del mare.

4) Perché Germania e Olanda non si prendono un po’ di migranti?

Diverse città tedesche e olandesi sono disponibili a farlo, ma mancano gli accordi internazionali necessari. Il ministro Salvini è stato assente 6 volte su 7 al Consiglio dei Ministri dell’Interno dell’UE nelle riunioni in merito a migranti, rimpatri, accoglienza, asilo, antiterrorismo ecc. Se è sempre assente non può stringere accordi.

5) E quindi dobbiamo accoglierli tutti?

No, DOBBIAMO SALVARLI tutti. Perché i diritti umani vengono prima di qualsiasi altra cosa. Il salvataggio si conclude con lo sbarco nel PRIMO PORTO SICURO. L’accoglienza, invece, dipende dagli accordi tra i Paesi. Quelli che il ministro Salvini non può stringere se non va ai meeting preposti in Europa.

6) Ma la Sea Watch ha violato le leggi italiane?

La Sea Watch ha violato il decreto di Salvini, ma ha agito secondo il diritto del mare, le leggi internazionali e l’articolo 10 della nostra Costituzione.

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James-Stern-VT

Potrebbe essere una sceneggiatura per un film di Hollywood. E conoscendo le grandi industrie cinematografiche americane non è detto che non lo diventi prossimamente. Infatti, la storia del pastore afroamericano James Stern, che diventa presidente del più grande gruppo neonazista degli Stati Uniti con lo scopo di distruggerlo, ha qualcosa di epico e surreale al tempo stesso. Un retrogusto che si fa più intenso sapendo che è una storia vera.

Tutto sarebbe iniziato nel 2006, quando Stern passò cinque anni in carcere per frode postale nella stessa cella con Edgar Ray Killen, ex leader del Ku Klux Klan, condannato per l’omicidio di tre giovani attivisti per i diritti civili nel 1964 (questa brutta storia un film lo è già diventato: il celebre Mississippi Burning).

Durante questo periodo in carcere, Stern divenne in qualche modo amico di Killen, tanto da cercare invano di fargli cambiare le sue idee sugli afroamericani. Una volta uscito di galera, tuttavia, il pastore disse di aver ottenuto dal pluriomicida la nomina a suo tutore legale e il controllo su circa 40 acri di terreno di sua proprietà, in cui secondo Killen erano nascoste le prove di altri omicidi commessi da lui e dal Ku Klux Klan.

Inutili le proteste dell’avvocato e della famiglia di Killen, morto nel 2018: grazie a questi documenti e ad alcune lettere consegnategli dall’ex compagno di cella, Stern riuscì a far indagare altri membri del Ku Klux Klan ancora in vita e responsabili di diversi crimini.

Il meglio della storia però doveva ancora venire. Infatti, la strana relazione tra Stern e Killen non poteva passare inosservata a Jeff Schoep, che dal 1998 era presidente del National Socialist Movement, un gruppo di estremisti di destra “vecchia scuola” fondato nel 1974, che fino a non molto tempo fa aveva una svastica nel simbolo e che continua a celebrare Adolf Hitler. Uno dei movimenti più influenti dell’estrema destra statunitense.

Secondo Stern, nel 2014, Schoep iniziò a contattarlo per avere informazioni sul suo rapporto con Killen. Al contrario, Killen sostiene che sia stato Stern a cercare un approccio con lui sfruttando la sua conoscenza di Killen. Comunque sia andata, i due organizzarono un “incontro tra razze”, per far discutere civilmente alcuni membri di NSM e alcuni attivisti per i diritti degli afroamericani.

Lo scopo di Stern era chiaro e palese: «Dal primo giorno ho sempre detto a Schoep: “Non sono d’accordo con te. Non mi piaci!”, ma mi sono avvicinato a lui perché speravo di poterlo cambiare».

A questo punto non è ben chiaro come si sia sviluppata la relazione tra i due, ma a inizio 2019 Schoep chiese consiglio a Stern su una causa legale che lo preoccupava. Infatti, nel 2017, durante un raduno di estremisti di destra a Charlottesville, in Virginia, una donna che stava protestando contro il raduno morì investita da un militante neonazista. Per questo episodio, Schoep, l’NSM e altri gruppi neonazisti erano stati denunciati.

Schoep, forse in un momento di fragilità o debolezza, confessò di essere preoccupato da questa causa legale, pur non essendo coinvolto in prima persona nei fatti, e di essere stanco di come andavano le cose nel NSM. Fu a quel punto che Stern gli propose di cedergli il controllo legale sul gruppo, in modo da liberarsi sia dalle cause legali, sia dal peso della sua gestione.

Per quanto ora Schoep giuri di essere stato raggirato, a inizio gennaio presentò personalmente tutti i documenti necessari per il cambio di proprietà del movimento e del suo sito, rendendo effettiva la presidenza di Stern.

La prima mossa del pastore afroamericano come presidente è stata di chiedere a un giudice della Virginia di giudicare l’organizzazione colpevole per gli eventi del 2017 a Charlottesville. La sua prossima mossa, invece, sarà trasformare il sito di NSM, tra i più visitati tra quelli dei suprematisti bianchi, in un portale dedicato alla storia e alla memoria sull’Olocausto. Il suo scopo, come si è detto, era palese fin dall’inizio: far sparire completamente il NSM.

Non è chiaro cosa succederà ora, con Schoep che ha accusato Stern di raggiro e dichiarato l’intenzione di impugnare il passaggio di proprietà in tribunale e riprendersi la presidenza di NSM, ma una cosa è certa: dovrà comunque affrontare la causa a cui sperava di sottrarsi, perché incluso nell’elenco degli imputati.

Articolo scritto per il Blog di eCampus
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