Intervista ad Anna Paola Concia

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Sei un fan di Giovanardi? Passi la giornata a pregare Dio e poi non mostri alcuna pietà per il prossimo? Pensi che il matrimonio gay sia il primo passo verso l’estinzione della razza umana? Per te, i diritti civili sono l’anticamera di una secolarizzazione che porterà alla vittoria dell’islamismo? Pensi che chi critica il M5S sia uno zombie indottrinato dalla Casta del gruppo editoriale l’Espresso? Ebbene, questo articolo non è per te. Oggi infatti intervisto Anna Paola Concia, una delle parlamentari uscenti più agguerrite e popolari. È talmente agguerrita e popolare che il PD, come da tradizione, ha fatto i salti mortali per riuscire a farla rimanere fuori dal nuovo Parlamento. Talmente agguerrita che oggi si sottoporrà alle taglienti idiozie del LoLington Post.

Iniziamo subito con la parte più dolorosa (per me e per te), così ce la leviamo dai piedi. Le elezioni non sono andate proprio come speravamo, e tra i fallimenti peggiori c’è sicuramente il fatto che tu sia rimasta fuori dal Parlamento. Che cosa è andato storto? Perché, dopo tutti questi anni, ancora il centrosinistra non riesce a sconfiggere i suoi principali avversari? Sì, insomma, cos’hanno di così imbattibile D’Alema e la Bindi?

Sono l’apparato, la struttura, sono l’autoconservazione. In un Partito, qualsiasi Partito, tutto questo è fondamentale. E sono una classe politica che non accetta di aver fatto il suo tempo, che non è una cosa di per sé negativa. Accade a tutti. Altrimenti non esisterebbe la pensione. Quando ho sostenuto Bersani ho creduto che lui avesse capito. Quando ha fatto votare le deroghe, ho capito che non era così e non le ho votate. Quella è stata la mia tomba.

Prima di entrare in politica (o scenderci, o salirci, o galopparla, vedi tu…) lavoravi nel mondo dello sport: facevi l’insegnante di Educazione Fisica e la Maestra di Tennis. Durante il tuo lavoro da Deputata, ti è mai capitato di desiderare di avere in mano una racchetta da dare sui denti a qualcuno?

Ti stupirà, ma non mi è mai capitato. Mi è capitato di provare rabbia, questo sì. Ma ho cercato di trattenermi, a scapito della mia salute forse. Ho provato fastidio fisico tutte le volte che sono stata insultata. In cinque anni ho accumulato tanto di quell’odio perché omosessuale, che avrò bisogno di tempo per smaltirlo.

Durante questi anni alla Camera, hai lavorato anche a fianco di Mara Carfagna, che spesso è stata vista solo come una marionetta, eletta esclusivamente per il suo bell’aspetto fisico e per presunti rapporti personali con Berlusconi. Tu che l’hai conosciuta da vicino, com’è lavorare con lei? Non danno fastidio tutti quei fili e quelle tette?

Oddio non mi pare una superdotata anzi, una donna molto magra e anche molto sofferente. È una donna che sconta un peccato originale: essere stata scelta dal Capo. Per il resto è cocciuta, tenace, ambiziosa (per me è un complimento) che studia e sa essere umile. Se eviterà passi falsi farà strada, riscattando il suo peccato originale.

A volte, per noi etero che ci occupiamo di satira e umorismo, è difficile capire dove stia il limite nello scherzare sull’omosessualità. Anche perché per molti (me compreso), “uguaglianza” significa anche poter scherzare sulla questione, come faremmo sull’altezza di un uomo basso, sulla proboscide di uno col nasone, o sul cervello piccolo di Giovanardi. Ci puoi dare un tuo parere?

Non potrei vivere senza ironia e autoironia soprattutto. Ironizzare sulla mia omosessualità mi ha aiutato a sopravvivere in un paese misogino e omofobo nel profondo. Mi ha aiutata a spiazzare, a seppellire con una battuta le tante piccole e grandi cattiverie che ho ascoltato in questi anni. Il giorno che riusciremo a ironizzare liberamente sull’omosessualità vorrà dire che avremo raggiunto l’uguaglianza. Me lo hanno insegnato gli ebrei tedeschi.

Di tutti gli stereotipi sulle lesbiche e sui gay, quali sono quelli che ti divertono di più? E quali invece non sopporti? Io per esempio detestavo l’idea che gli uomini considerati migliori fossero i “già impegnati o gay”. Poi mi sono fidanzato e ha iniziato a piacermi!

Mi diverte l’ossessione per la precisione dei miei amici gay. Lo sguardo perso a volte di alcune lesbiche mi fa tenerezza. Detesto lo stereotipo della checca gay e della camionista lesbica. Non è vero, e indugiare su questo è un modo per tenerci al palo. Liberiamocene!

Francesco Perra, del Movimento 5 Stelle, durante la campagna elettorale, ha in qualche modo equiparato il matrimonio gay a quello tra uomo e animale. Non ti senti offesa ad essere paragonata a uno che sogna atti impuri con animali come Giovanardi? E nel caso, cos’è che ti disturba di più: l’idea di un uomo con un animale, o il semplice nome di Giovanardi?

Voi uomini avete una sessualità “idraulica”, quindi non mi stupiscono certe vostre “pratiche”. Per fortuna ci siamo noi donne a mitigarla, nella maggior parte dei casi. Mi disturba di più il nome di Giovanardi.

A questo punto, scusami, ma ti chiedo di darmi uno scoop. Sbilanciati un po’ su Grillo e il M5S: nessuna alleanza, rifiuto del termine “partito”, rivalutazioni del fascismo, attacchi alla stampa, apertura a CasaPound, teorie del complotto… Che cos’è questo movimento? Come va trattato? (TI PREGO, SBILANCIATI! SE FACCIO UNO SCOOP, MENTANA MI CREPA D’INVIDIA!)

È un movimento che ha riempito uno spazio, ha saputo canalizzare molto bene il disagio sociale come non abbiamo saputo fare noi partiti. Ha saputo abbracciarlo e accoglierlo. Mi spaventa la finta democrazia dal basso. Perché è finta. Mi intristisce tutta questa attenzione per i grillini da parte della stampa. Quello che stanno facendo i grillini in parlamento, io e altri deputati lo abbiamo fatto per cinque anni, non ci ha filato nessuno, purtroppo non ci hanno dato retta neanche i nostri partiti, andavano cambiate le cose prima. Ora temo sia tardi. Ora c’è un desiderio distruttivo che sembra irrefrenabile. Bisogna contrastarlo, non scimmiottando Grillo o andandogli appresso in modo patetico. Ma cambiando profondamente noi. Profondamente. Accogliendo in modo intelligente quel desiderio di cambiamento. Non ne è capace l’attuale gruppo dei capi bastone del PD di oggi. Di questo ne sono certi gli italiani, non io. E ce lo hanno detto a chiare lettere con l’esito elettorale. Solo loro non lo hanno capito, e se non la smettono determineranno la morte del PD.

Siamo alla fine e, come fanno tutti i giornalisti seri in questi casi, mettiamo da parte un attimo l’ironia e la satira: so che fai parte della neonata Associazione Miriam Mafai. Ti va di parlarcene in libertà? Approfitta pure di questo spazio.

Miriam Mafai è stata una delle donne più importanti della nostra epoca. Ha costruito la libertà, ha insegnato la libertà, ha praticato la libertà. Ho avuto la fortuna di conoscerla e frequentarla durante l’ultimo decennio della sua vita. Sono stata una “figlia” per lei. Lei è stata una “madre” importante. Tutto quello che posso fare insieme ai figli Luciano e Sara e ad altri amici della Associazione è far conoscere e promuovere il suo pensiero, le sue idee troppo spesso lungimiranti. Una delle cose che faremo è istituire un premio per i giovani talenti femminili, in tutte le professioni, non solo nel giornalismo. Anche questo è un modo per fare politica, politica “alta” come Miriam ha fatto per tutta la vita.

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