Le-vite-su-Instagram

Il fatto che Instagram sia il social del momento, e che questo momento duri già da diverso tempo, è abbastanza innegabile: oltre un miliardo di persone lo usa almeno una volta al mese, mentre sono 500 milioni gli utenti che lo utilizzano almeno una volta al giorno. Se poi ci si concentra sull’avvento delle Storie, considerando che esistono da poco più di due anni, si è passati dai 200 milioni di persone che ne facevano uso quotidianamente nell’aprile 2017, ai 400 milioni nel giugno 2018.

I motivi per cui Instagram piaccia tanto sono chiari: è un luogo principalmente positivo e gioviale, per lo più senza il linguaggio violento tipico di piattaforme social come Facebook o Twitter, che invita a condividere solo cose belle e a mostrare apprezzamento per le cose belle altrui.

Tuttavia, non tutti vedono solo i lati positivi. Per qualcuno, tutte queste caratteristiche sono proprio il problema principale di Instagram: tutte quelle cose belle che vengono condivise sono finte, artificiose, innaturali ed esagerate. Tra coloro che la pensano così, il giornalista Alex Hern ha scritto sul Guardian: «Secondo sempre più utenti ed esperti di salute mentale, la positività di Instagram è il suo problema, perché mette un’inarrestabile enfasi sulla promozione di stili di vita “perfetti”».

Instagram, scrive Hern, «sembra il social network più amichevole che si possa concepire. È una comunità di persone che comunicano soprattutto visivamente e in cui l’interazione principale è un doppio tocco di un’immagine per mettere un “cuore”; è un social network in cui un contenuto tende a diventare virale grazie alla sua positività, e in cui molti profili più seguiti sono di cani e gatti».

Il vero problema, secondo Hern, è però che la piattaforma spinge i propri utenti a voler mostrare un’immagine di sé sempre allegra, felice, che attiri l’attenzione e attragga, senza badare al rischio di risultare ingannevoli e, potenzialmente, nocivi per gli altri: «Se Twitter è il posto in cui tutti diventano terribili e Facebook è la dimostrazione che tutti sono noiosi, Instagram ti fa temere che tutti siano perfetti. Tutti tranne te».

Nel 2017, La Royal Society for Public Health (RSPH), un’associazione britannica dedita a rendere migliori le vite delle persone, fece uno studio sui possibili effetti negativi che Facebook, Twitter, YouTube, Snapchat e Instagram potessero avere sugli utenti di età tra i 14 e i 24 anni. Tra tutti, Instagram risultò il social che aveva peggiori conseguenze sugli intervistati: dalla paura di essere esclusi (FOMO, Fear Of Missing Out) alla percezione del proprio corpo, fino alla qualità del loro sonno.

Intervistato da Hern, Niamh McDade, ricercatore del RSPH, ha detto: «Al primo impatto, Instagram può sembrare molto amichevole. Ma continuare a guardare le foto degli altri senza interagire non fa bene. […] Il fatto è che su Instagram condividi solo cose che hanno lo scopo di metterti in buona luce. Su Twitter e su Facebook vedi invece molte cose che non servono solo a dire “Ehi, guarda la mia vita meravigliosa”».

La vera svolta in peggio, secondo Hern, è avvenuta con la modifica dell’algoritmo di Instagram del 2016: se prima i contenuti erano mostrati in ordine cronologico, da quel momento fu la piattaforma a decidere cosa mostrare e in che ordine, in base agli interessi e alle interazioni degli utenti. I post mostrati di più diventano quelli piaciuti di più, di conseguenza spesso quelli più positivi, riusciti meglio, e che riescono a far scattare la molla dell’inadeguatezza. Dal 2016 insomma, secondo Hern, Instagram ha iniziato a mostrare «una versione selezionata e irrealistica di un feed che era già pieno di contenuti curati e irrealistici».

Ovviamente, le osservazioni di Hern o l’analisi del RSPH non possono essere prese come verità assolute. Se da un lato la continua osservazione passiva di vite fintamente perfette può risultare nociva per qualcuno, infatti, dall’altro Instagram è ancora un fenomeno troppo recente per avere certezze sui suoi effetti a lungo termine. Anche il modo in cui viene utilizzato è molto eterogeneo e l’arrivo delle Storie ha in qualche modo messo, probabilmente involontariamente, un piccolo argine al problema, mostrando contenuti un po’ più realistici e quotidiani. Importante comunque ricordare che sono sempre determinanti le modalità di utilizzo dei social e il buon senso: Instagram permette di scegliere chi seguire, non vieta un sano spirito critico, e può essere chiuso ogni tal volta inizi a infastidire.

Articolo scritto per il Blog di eCampus

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Spoleto

Quest’anno io e Chiara abbiamo passato le nostre ferie in Umbria. Una terra che non conoscevamo, se non dai libri, e che ci ha conquistato nonostante i pochi giorni che le abbiamo concesso. Raccontare il viaggio, tutti i capolavori artistici e architettonici, la cucina, i paesaggi, i profumi, sarebbe didascalico e noioso. Non riuscirei comunque a trasmettervi il fascino e le sensazioni provate. Perché sì, in Umbria ci abbiamo lasciato un pezzo di cuore e anche il peso forma… In compenso, qualche piccola curiosità sui luoghi che abbiamo visitato mi sembra possa essere più in linea con questo blog.

  • Ad Assisi, in un affascinante clima mistico, in cui ci si sente sempre osservati da San Francesco e Santa Chiara (che si sia credenti o meno), un bottiglietta d’acqua minerale costa 50 centesimi a temperatura ambiente, 80 centesimi se la si vuole fredda. Si vede che i commercianti si sono immunizzati dallo sguardo dei due santi. Poco fuori dalla città, invece, c’è l’enorme basilica di Santa Maria degli Angeli, al cui interno c’è una piccola chiesetta, la Porziuncola, dove Francesco fondò il suo ordine e dove volle essere portato in punto di morte.
  • A Spoleto, c’è un servizio di tapis roulant e scale mobili che, con varie fermate come fosse una metropolitana, aiuta a salire e scendere dai diversi livelli della città. Mi sa che Don Matteo sale in bici proprio all’ultimo, giusto per girare la scena. Sempre a Spoleto, c’è anche una gelateria chiamata Pistacchieria di Alessandro Crispini, campione del mondo al Gelato World Tour 2017, con ben dieci gusti diversi di gelato al pistacchio: se non è il paradiso terrestre, ci va molto molto vicino.
  • A Norcia, la città è ancora devastata dal terremoto, ed è incredibile vedere la gente vivere in un paese tenuto insieme da tiranti, sostegni e impalcature, come nulla fosse, affrontando la quotidianità con forza e spontaneità impensabili, accogliendo i turisti con sorrisi, assaggi e cordialità. Li abbiamo aiutati come potevamo, facendo scorta decennale di guanciale, di salame di cinghiale e di lenticchie…
  • Alla Cascata delle Marmore, lo spettacolo è meraviglioso. E se fate il percorso di andata e di ritorno a piedi, senza bus navetta, ad agosto sotto il sole, l’impulso di gettarvi sotto la cascata gelata sarà fortissimo. In compenso, avrete ottenuto lo stesso risultato di una settimana di dieta: sarà quello il momento di andare a Norcia e sfondarvi di salumi!
  • A Montefalco e a Bevagna, ma anche un po’ ovunque, tutte le attività (dai negozi alle attrazioni turistiche) aprono come minimo alle 10 del mattino. Un abominio per un milanese che si precipita lì alle 8.30, ma perfetto per scattare foto suggestive e senza passanti fastidiosi. Due piccole perle, tra i più bei borghi d’Italia, indubbiamente.
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Bouquet-Matrimonio

«Or dic un poesia!» avrebbe preannunciato Corrado Guzzanti, nei panni del suo celebre personaggio Brunello Robertetti. Io invece ci tengo a precisare che ciò che segue è solo uno dei miei tanti esperimenti, senza alcuna ambizione da poeta, e che (come spero sia chiaro) si tratta di una filastrocca umoristica (ma non troppo) dedicata all’evento per cui io e la mia fidanzata ci stiamo preparando: le nostre #NozzeTaglienti.

Potrei anche pensare di prepararvi ulteriormente alla lettura, dandovi indicazioni sui temi trattati, su ciò che più mi ha ispirato, e consigliarvi lo stato d’animo con cui leggerla. Potrei, ma rischierei di rovinarvi il pathos e di inibire il brivido della scoperta. Quindi forza e coraggio. E mani ai portafogli.

LISTA NOZZE

di Davide Delmiglio

Nel peccato per anni noi s’è vissuto,
a casa c’è tutto, s’è già provveduto.

Lenzuola, piatti, coperte e posate,
son là nel cassetto: non le donate.

Vasi, vasetti, candelabri e cornici?
Non abbiam posto, non ci fate felici.

Per carità, poi ogni dono è gradito,
io non pretendo, v’ho solo avvertito:

se volete vederci contenti, festanti,
fate ‘na busta con un po’ di contanti.

Vi sembra volgare, sgarbato, un po’ gretto?
Anche un bonifico è assai ben accetto!

Suvvia, qui si scherza, non vi offendete,
come va oggi la vita, anche voi lo sapete.

Qui stiam formando una nuova famiglia:
quel che ci donate, noi lo si piglia.

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