Borgo-Pio-Bestemmia

Da ateo quale sono, ho sempre avuto un rapporto particolare con le bestemmie. Mi hanno sempre infastidito in modo inconsueto, senza che ci fosse un vero motivo. In fondo, per me, chi bestemmia insulta qualcosa che non esiste, quindi perché dovrebbe darmi fastidio? «Perché sei un ragazzo educato!», sento qualcuno di voi dire da dietro lo schermo. Può essere, cazzo, ma neanche così tanto: se voglio dire qualche parolaccia, la dico, porca troia! Secondo me, è semplicemente perché le bestemmie sono una delle invenzioni più stupide dell’uomo, persino peggio di quella di Dio.

Ragioniamoci. Se non si crede in Dio, bestemmiare è inutile. È come dire «Porco Babbo Natale!», o «Puttana la Befana!», o «Brunetta cane!»: non ha senso. (No, bambini, scherzavo: Babbo Natale e la Befana esistono! E purtroppo anche Brunetta!). Chi non crede in qualcosa di divino, di soprannaturale, dovrebbe sfogarsi o prendersela con cose terrene: il capo, il lavoro, la pettegola del terzo piano, il vigile, la suocera, la suocera vigilessa pettegola che sta al terzo piano, ecc. Bestemmiare, per chi si ritiene ateo, è una gran perdita di tempo e un pessimo indirizzamento della propria rabbia.

A questo punto, verrebbe da dire che bestemmiare può aver senso solo se si è credenti. Ma ne siamo proprio sicuri? Sono ateo, certo, ma ho studiato abbastanza la religione cristiana («Conosci il tuo nemico!» Cit.) per essere quasi sicuro che un credente non dovrebbe mai bestemmiare, e che un VERO credente non lo farebbe mai. Altrimenti, rischierebbe di essere un po’ come il mafioso: devotissimo la domenica mattina e assassino la domenica pomeriggio. La coerenza e l’amore verso Dio dovrebbero imporre a qualsiasi credente di astenersi dal bestemmiare. In fondo, se si crede in un essere onnipotente, che sa sempre cosa fate, cosa pensate, come agite, perché farlo incazzare deliberatamente?

Ma allora per chi può avere senso bestemmiare? Per nessuno: l’ho detto che è una delle invenzioni più stupide mai create! Eppure ci sono almeno quattro categorie di bestemmiatori incalliti che è difficile debellare soprattutto per la grande tradizione secolare che le caratterizza. Cerchiamo di studiarle insieme: potreste scoprire di farne parte…

1. Il porco *BIP* intercalare – La fascia di persone che si è abituata ad utilizzare la bestemmia come intercalare, tra una frase e l’altra, è cresciuta esponenzialmente negli ultimi decenni, allargandosi sia come età media (dai 10 ai 99 anni) sia come sesso (le donne che bestemmiano sono quadruplicate). La colpa va ricercata soprattutto nel culto della bestemmia fantasiosa (toscani e romani sono i campioni olimpionici di questa disciplina), ma anche nel Telefono Azzurro: da quando dare due sganascioni ai propri figli è compromettente, i giovani ribelli si sentono in diritto di fare o di dire qualsiasi cosa.

2. Il minolo sbattuto – Se state bestemmiando perché non sapete cosa sia il “minolo”, probabilmente appartenete alla categoria n°4 (ne parleremo tra poco), ma per vostra conoscenza vi svelo che trattasi del ditino più piccolo del piede, quello che in campo accademico-scientifico viene chiamato, con pochissima fantasia, il quinto dito. Se avete capito di che dito parlo (altrimenti imparate a contare, cazzo!), avrete anche già capito che non solo questa categoria è molto ampia, ma anche che è facile caderci dentro, persino per i credenti più ferventi e rispettosi. Proprio a causa della sua occasionalità e imprevedibilità, questa categoria è la più ostica da debellare.

3. Il porco due – La categoria del porco due è composta principalmente da geni del crimine o “secredenti” tali, che vivono costantemente con un alibi o una scusa in tasca. «Non ho bestemmiato!» sono pronti a giurare. E le varianti sono tante: porco due, porco bue, porco bio (ammetto che davanti ai prezzi di certi prodotti alimentari, sfugge anche a me), porco zio (alcuni ce l’hanno davvero, ma è un caso a parte), porco Diaz (mai capito se riferito a Bartolomeo, Armando o Cameron) ecc. Che poi, se Dio dovesse esistere e fosse davvero onnipotente, secondo me ci arriverebbe a capire che lo state pigliando per il culo…

4. Il mattino ha il porco in bocca – Questa categoria è quella che si sente in qualche modo più giustificata: bestemmia solo in riferimento a qualche accadimento specifico… Se gli viene fatto qualche torto, se non riesce a capire qualcosa, se ha troppe cose da fare, se ne ha troppe poche, se tante persone lo cercano, se lo cercano in poche, ecc. Insomma, gli appartenenti a questa categoria bestemmiano quasi quanto i membri della n°1, ma ciò che li fa sentire migliori è la motivazione: loro non bestemmiano a caso o per moda, hanno SEMPRE un buon motivo per farlo.

E tu? Che bestemmiatore sei?

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Ercole-contro-il-leone

In un momento storico in cui le fake news la fanno da padrone, in cui sembra che l’unica battaglia degna di essere combattuta nel campo dei media sia sconfiggere le “bufale”, nel quale non si sa più a cosa credere o perché, diventa imperativo raccontare e pubblicare delle piccole grandi imprese che hanno reso bambini e ragazzi comuni gli adulti che sono oggi e che tutti conosciamo…

  1. Nel 1951, Silvio Berlusconi (15 anni) ha il suo primo rapporto sessuale, con la sua professoressa di Diritto, in cambio di una buona parola con suo padre per l’apertura di un mutuo. «Mi piacciono più grandi», diceva. Si sarebbe ricreduto.
  2. Nel 1961, Pier Ferdinando Casini (6 anni) cambia compagno di banco ad ogni ora di lezione. È il primo essere umano a cambiare sedia 32 volte al giorno. Dopo una settimana, le sue maestre si mettono in aspettativa per stress post-traumatico.
  3. Nel 1963, Roberto Formigoni (16 anni) scopre di avere pulsioni omosessuali, ed essendo esse non conformi all’educazione ricevuta, giura di rimanere casto per tutta la vita. Sfogherà tali istinti nella moda. Una sorta di conguaglio emotivo.
  4. Nel 1966, Daniela Garnero (5 anni), ora Santanchè, decide che la sua faccia non le piace, e cerca di modificarla applicandosi sul viso grandi quantità di pongo. È solo l’inizio. Ma non otterrà mai più risultati migliori di quelli.
  5. Nel 1969, Renato Brunetta (19 anni) decide di prendere i biscotti sul ripiano alto senza chiamare la mamma. La sua ostinazione e forza di volontà si tradurranno in una lotta contro i suoi limiti senza precedenti di circa 45 minuti. Alla fine chiamerà il papà.
  6. Nel 1970, Piero Fassino (21 anni), leggermente sovrappeso, rassicura gli amici preoccupati per la finale Italia-Brasile dei mondiali in Messico: «Ragazzi, vinciamo di sicuro! Se perdiamo, non mangio più per un mese!» Gli amici glielo ricorderanno spesso.
  7. Nel 1973, Beppe Grillo (25 anni) viene radiato dall’Albo dei Giudici di Gara per aver tentato di superare il record di espulsioni fischiate in un solo campionato. «Un giorno riuscirò ad espellere ancora qualcuno da qualcosa», giurerà.
  8. Nel 1979, la maestra elementare Giuliana Benedetti cerca invano di insegnare la logica al giovane alunno Daniele Capezzone (7 anni). Morirà molto giovane, prima di esserci riuscita. Nessuno ci proverà mai più.
  9. Nel 1985, Matteo Renzi (10 anni) dichiara che sua sorella Benedetta (13 anni) è da troppo tempo la primogenita e che è giunto il momento di rottamarla. Il mese dopo la candiderà a lavapiatti. «Stai serena, Benedetta!» le aveva detto.
  10. Nel 1994, Francesca Pascale (9 anni) vede per la prima volta Berlusconi in TV e se ne innamora. «Voglio essere sua moglie!» dice al nonno paterno, coetaneo del Cavaliere. Lui ride. Lei no.
  11. Nel 1999, Luigi Di Maio (13 anni) va per la prima volta allo Stadio San Paolo di Napoli e ne rimane affascinato. «Se potrei, non andrei più via!» dirà al padre. Si ricorderà per sempre la risposta: «Figliolo, se non ti impegnerai abbastanza, potrai fare tutto ciò che vuoi».
  12. Nel 2009, Matteo Salvini (36 anni) canta a Pontida: «Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani». In quel momento giura a se stesso che mai, nemmeno sotto tortura, rinuncerà a queste sue idee solo per una poltrona.
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Torri-Gemelle

Stavo facendo una riflessione, riguardo i continui attentati terroristici che stanno colpendo tutto il mondo: siamo proprio sicuri che questo terrorismo sia di prima scelta? Per carità, non voglio dire che ci sia un terrorismo migliore di un altro, ma forse un po’ sì… Ce n’è sicuramente uno che riesce nei suoi intenti e uno che, per quanto si dia da fare, non ci riesce.

Fingiamo per un momento che non si stia parlando di morte e distruzione e guerra. Facciamo finta che si stia discutendo di uno show. Perché, in fondo, è di questo che ci stiamo occupando. Noi vediamo i morti, i feriti, la distruzione, ma gli “showmen”, gli organizzatori, quelli che ci mettono le idee, le attrezzature, gli attori, ci vedono solo uno spettacolo di propaganda, uno show della paura.
Ecco, allora, mettiamoci per la durata di questo articolo (e non oltre, mi raccomando) nei loro panni. O meglio ancora, nei panni di un pubblico che vuole uno spettacolo grandioso a cui assistere. Io, in questi panni, ultimamente, sarei estremamente deluso. A livelli epici. Tornerei a casa, mi metterei al PC, andrei su tutti i portali di recensioni di attentati terroristici e stroncherei immediatamente le produzioni, i registi, gli effetti speciali e la recitazione, ma soprattutto la sceneggiatura. Dov’è il pathos? Dov’è la suspense?

Ragioniamoci insieme. Saremo tutti d’accordo che, nonostante il passare degli anni, e il numero di spettacoli a cui ci hanno costretti, quello dell’11 settembre 2001 a New York rimanga un capolavoro inarrivabile. I motivi sono molteplici (l’obiettivo, il mezzo utilizzato, il numero di vittime, le scenografie, gli effetti speciali ecc.), ma credo di poter essere abbastanza sicuro nel dire che il suo maggior punto di forza fosse l’imprevedibilità, il colpo di scena: nessuno se lo aspettava, nessuno lo avrebbe creduto possibile.

SpiderMan-11-Settembre

Ecco che allora come nelle peggiori saghe horror cinematografiche, il voler mangiare troppo dallo stesso piatto inizia a stufare. Le stesse scene, ma girate a basso costo. Gli obiettivi sempre più “facili” e prevedibili. La cadenza quasi settimanale delle repliche. La mancanza di idee… Tanto che ormai la produzione è pronta a prendersi il merito pure di spettacoli minori, messi in scena da attori amatoriali.

Non voglio sminuire le morti, le vittime o la sofferenza che tutto questo sta causando, quanto piuttosto proporvi un punto di vista alternativo. Evidenziare quanto questi cosiddetti “terroristi” siano disperati e alla canna del gas. Dimostrarlo è piuttosto semplice: basta osservare le reazioni del pubblico da casa. Non di chi è direttamente coinvolto o dei suoi conoscenti, ovviamente, ma di chi osserva il tutto da chilometri e chilometri di distanza. Le nostre reazioni, insomma.

Ormai, ogni volta che c’è un attentato diventa motivo di qualche chiacchiera scontata, un po’ come il clima o le partite di calcio, ma nulla di più. Ci dispiaciamo, leggiamo qualche articolo a riguardo, un telegiornale, e poi via con altri pensieri, coi problemi quotidiani, col lavoro.

«Ehi, hai visto che tempaccio?!»
«Già. Mannaggia, avevo appena steso fuori… Ieri, la Juve?»
«Meglio non parlarne guarda, una vergogna. Hai sentito di Londra?»
«Sì, prima o poi bisognerà fare qualcosa contro questi bastardi… Ciao, buon lavoro.»
«Ciao, a domani!»

Nulla a che vedere con le lacrime davanti alla TV, le crisi isteriche, l’interruzione di qualsiasi altra trasmissione, la paura… Ecco, la paura. Non c’è più. La sentono ancora quelli che vivono un attentato in prima persona, i loro vicini, i loro parenti, ma non più il grande pubblico da casa. Non c’è più paura. Perché non si può vivere nel terrore per mesi, per anni, senza pause, senza un momento di quiete. Perciò ce ne si fa una ragione, ci si fa l’abitudine per salvaguardare la nostra salute mentale, per non impazzire. Apriamo un cassetto del nostro cervello, prendiamo la nostra paura, la ripieghiamo con cura e la infiliamo lì. Sempre a disposizione, quando serve, ma nel suo posticino speciale, che si può chiudere ogni volta e non vedere per un po’.

E qui arriviamo al punto di partenza: un terrorismo che non riesce più a fare davvero paura, è obiettivamente un buon terrorismo? O anche solo: è davvero terrorismo? Riesce ancora a mantenere il suo potere, che è esclusivamente quello psicologico su chi non viene colpito? Secondo me, no. Anche in questo campo, il troppo stroppia. Un terrorismo che non fa paura, che stufa, che non ha appeal, non è più un terrorismo davvero temibile.

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