Mamma-Mia-Ci-Risiamo

Martedì 24 luglio, sono stato invitato a vedere in anteprima Mamma Mia! Ci risiamo, sequel/prequel dell’incontenibile successo del 2008, a sua volta adattamento cinematografico dell’omonimo musical, basato sulle musiche del gruppo svedese ABBA, scritto da Catherine Johnson e diretto da Phyllida Lloyd. Nelle sale italiane uscirà il 6 settembre 2018.

Il film inizia dieci anni dopo la fine del primo. Sophie (Amanda Seyfried) sta cercando di realizzare il sogno di sua madre Donna (Meryl Streep), venuta a mancare recentemente (ma non preoccupatevi, farà qualche cammeo canoro, giusto in tempo per poter essere utilizzata in tutti i trailer), di costruire un hotel sulla magnifica isola di Kalokairi, aiutata da uno dei suoi tre papà, Sam (Pierce Brosnan), e dal fidato maggiordomo Fernando (Andy Garcia), new entry di questa pellicola.

Nel corso della vicenda, attraverso le memorie dei protagonisti, rivedremo anche la giovane Donna (Lily James) alle prese con i suoi tre più grandi amori, Sam (Jeremy Irvine), Harry (Hugh Skinner) e Bill (Josh Dylan), affiancata ovviamente dalle sue inseparabili amiche Tanya e Rosie (Jessica Keenan Wynn e Alexa Davies). Presenze indispensabili per mantenere alto il morale dei fan e fare da “balia” agli attori più inesperti, non potevano certo mancare anche le altre grandi star di Mamma Mia!, Colin Firth, Christine Baranski, Stellan Skarsgård, Dominic Cooper e Julie Walters, nei loro rispettivi ruoli.

Raccontare di più, vorrebbe dire rivelare tutta la (poca) trama del film, che funge più da scusa per mettere insieme canzoni, momenti emotional e gag, e mostrare come proseguono le vite dei personaggi di cui ci eravamo innamorati dieci anni fa. Unico dettaglio su cui voglio soffermarmi, sapendo già di non spoilerare nulla dato che sarà alla base di tutte le campagne promozionali, è la presenza di Cher (nel film Ruby Sheridan, madre di Donna) per la bellezza di venti minuti di pellicola: se da un lato dimostra subito la differenza che c’è tra una Cantante che sa anche recitacchiare e un Attore che sa anche canticchiare (la sua performance di Fernando è da brividi e mette in ombra quelle di tutti gli altri), dall’altro, invece, mi risulta difficilmente credibile come madre di Donna, dato che ha solo tre anni in più di Meryl Streep e che, a causa dell’infinità di interventi plastici a cui si è sottoposta, ne dimostra almeno dieci di meno.

In conclusione, di sicuro Mamma Mia! Ci risiamo non è un capolavoro né come film in generale, né come musical (d’altra parte è sequel, cosa vi aspettavate?!), ma alla grandissima moltitudine di fan della prima pellicola non potrà non piacere. Anche io, che razionalizzando sto scrivendo questa critica, sono uscito dal cinema contento e con le bellissime (e dannate) canzoni degli ABBA che non mi escono più dalla testa. E soprattutto, sembra davvero impossibile rinunciare a Cher e Meryl Streep che cantano insieme Super Trouper, ritrovandosi insieme sullo schermo dopo 35 anni da Silkwood

Ah, ecco. Un’ultima chicca che non riguarda il film in senso stretto. Arrivato al cinema ho scoperto con piacere e curiosità che era stato invitato all’anteprima anche Checcoro, primo coro LGBT di Milano, che ha intrattenuto tutti i presenti prima in Galleria, davanti all’Odeon, poi anche in sala prima dell’inizio della pellicola. Un’esperienza imprevista che già da sola è valsa tutta la serata…

MAMMA MIA! CI RISIAMO – COLONNA SONORA

  1. When I kissed the teacher
    Lily James, Jessica Keenan Wynn, Alexa Davies &e Celia Imrie
  2. I wonder (Departure)
    Lily James, Jessica Keenan Wynn & Alexa Davies
  3. One of us
    Amanda Seyfried & Dominic Cooper
  4. Waterloo
    Hugh Skinner & Lily James
  5. Why did it have to be me?
    Josh Dylan, Lily James & Hugh Skinner
  6. I have a dream
    Lily James
  7. Kisses of fire
    Panos Mouzourakis, Jessica Keenan Wynn & Alexa Davies
  8. Andante, andante
    Lily James
  9. The name of the game
    Lily James
  10. Knowing me, knowing me
    Jeremy Irvine, Lily James, Pierce Brosnan & Amanda Seyfried
  11. Angel eyes
    Julie Walters, Christine Baranski & Amanda Seyfried
  12. Mamma mia
    Lily James, Jessica Keenan Wynn & Alexa Davies
  13. Dancing Queen
    Pierce Brosnan, Christine Baranski, Julie Walters, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Dominic Cooper & Amanda Seyfried
  14. I’ve been waiting for you
    Amanda Seyfried, Christine Baranski & Julie Walters
  15. Fernando
    Cher & Andy Garcia
  16. My love, my life
    Lily James, Meryl Streep & Amanda Seyfried
  17. Super Trouper
    Intero Cast
  18. The day before you came
    Meryl Streep

Musica e testi di *
Benny Andersson & Bjorn Ulvaeus

Musica e testi di **
Benny Andersson, Bjorn Ulvaeus & Stig Anderson

Prodotta da Benny Andersson

* canzoni 1, 3, 5, 6, 7, 8, 11, 17, 18
** canzoni 2, 4, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16

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La-Fine-Netflix

La Fine (How It Ends, in originale) è l’ultimo film targato Netflix arrivato sulla piattaforma online il 13 luglio. Diretto da David M. Rosenthal e interpretato da Theo James (Divergent, Giochi di potere), il premio Oscar Forest Whitaker (Black Panther, Rogue One, L’ultimo re di Scozia) e Kat Graham (The Vampire Diaries), la pellicola è un sedicente thriller post apocalittico con “citazioni” di The Road di Cormac McCarthy, Mad Max e La città verrà distrutta all’alba.

Will e Samantha, rispettivamente Theo James e Kat Graham, sono una felice coppia di Seattle, in attesa del loro primo figlio. Will decide così di andare a Chicago per incontrare Tom (Forest Whitaker), autoritario padre di lei, con un passato nei Marines, e con cui ha un rapporto particolarmente difficile, per chiedergli la mano di sua figlia.

La cena col suocero va decisamente male, ma proprio mentre questi sembrano i problemi più gravi che Will dovrà affrontare, la situazione precipita: durante una chiamata con Samantha, inizia un misterioso cataclisma che rade al suolo Los Angeles e mette fuori uso le telecomunicazioni in tutta la costa Ovest degli States.

Will e Tom saranno così costretti a seppellire l’ascia di guerra e collaborare per tentare di raggiungere e salvare Samantha a Seattle, di cui non hanno più notizie, affrontando predoni, mancanza di risorse, guasti meccanici e tutti i classici pericoli che un’ambientazione post-apocalittica può fornire ad un regista.

Se l’inizio del film è piuttosto buono, con questo particolare spunto del rapporto tra genero e suocero, in una sorta di Indovina chi viene a cena? post-apocalittico, forse unica nota davvero originale, il film si perde velocemente nel corso del loro viaggio, scopiazzando qua e là, facendo sparire improvvisamente e in modo approssimativo personaggi quando divenuti inutili, e non riuscendo a generare l’adeguata suspense che un disaster-survival movie dovrebbe avere.

A salvare, almeno in parte, l’opera di Rosenthal, è sicuramente la performance dei due protagonisti e in particolar modo di Forest Whitaker, che anche questa volta si dimostra un attore straordinario, capace di risollevare almeno in parte un film altrimenti destinato alla mediocrità e che, spiace dirlo, se non fosse stato prodotto da Netflix probabilmente non avrebbe mai visto la luce.

Il finale (nessuno spoiler, tranquilli) resta aperto, creando così un vero paradosso per un film che si intitola La Fine (o How it ends, se preferite), lasciando irrisolte tutte le domande che erano sorte nel corso della visione. In conclusione, tra la scarsa originalità, gli effetti speciali scadenti e la mancanza di un vero colpo di scena, ci sono pellicole migliori per “sognare” l’apocalisse seduti sul divano, nell’afoso caldo di metà luglio.

Articolo scritto per il Blog dell’Università eCampus

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Colossal-Netflix

Giudicare un libro dalla copertina è sbagliato, si sa. Lo stesso si può dire per la locandina di un film. Nel caso di Colossal, di Nacho Vigalondo per Netflix, ciò è vero sotto diversi punti di vista. Il più evidente è certamente l’equivoco voluto sui disaster movie, la pellicola nonostante i due giganteschi mostri sulla locandina, non punta i riflettori sui due colossi (da qui il titolo, non certo dalla presunzione di aver girato un capolavoro) o su degli standardizzati eroi che riescono a fermarli. Tutt’altro.

Il film è incentrato sul tentativo di riscatto di Gloria (Anne Hathaway), giovane alcolizzata senza scopi nella vita, che dopo essere stata lasciata dal fidanzato, torna nella città natale, dove ritrova Oscar (Jason Sudeikis), vecchio amico di infanzia. Tra una sbronza e l’altra, e un apparente nuovo inizio come cameriera, la donna inizierà a notare strane coincidenze tra i suoi comportamenti e gli attacchi di un gigantesco mostro in Corea del Sud.

Il mistero andrà pian piano a svelarsi, ma tutta l’originalità e la brillantezza dell’idea tenderanno a svanire nel corso del viaggio, sostituite da un tedioso alone di ripetitività e ridondanza. Una Anne Hathaway monocorde e incapace di convincere, ben lontana dalle sue grandissime e pluripremiate performance passate, affiancata da un Jason Sudeikis fuori dal suo seminato, che stupisce proprio in quanto inatteso, ma che non riesce a caratterizzare in modo convincente il suo personaggio. Reazioni immotivate, esagerate, improvvise, senza un filo logico degno di questo nome, impediscono allo spettatore di mantenere la “sospensione dell’incredulità” abbastanza a lungo da concedere una possibilità alla pellicola. Tutto appare chiaramente finto.

Se alcune trovate possono essere simpatiche e accattivanti, perdono poi tutto il loro fascino nel momento in cui non vengono supportate da una spiegazione, realistica o meno che potesse essere, lasciando tutto o quasi alla libera interpretazione dello spettatore. Lo scopo del regista appare evidente: sfruttare le potenzialità e l’appeal di un certo genere cinematografico per raccontare una storia che, in qualsiasi altro contesto, non avrebbe avuto alcun fascino o interesse.

Purtroppo, però, in un racconto che prevede un gigantesco mostro che distrugge Seoul, ciò che risulta maggiormente inverosimile e assurdo sono gli atteggiamenti e i comportamenti dei personaggi principali, a partire dai loro rapporti sociali per finire ai loro dialoghi. Tutta la metafora della catastrofe come cartina tornasole di simbologie indie tende a fallire, smascherando come poco credibili la derelitta Gloria di Anne Hathaway o l’insoddisfatto Oscar di Jason Sudeikis.

Se il film ha dei lati positivi li si trova senza dubbi nei mostri, classici kaijū giapponesi, in un contesto catastrofico ben realizzato, con effetti speciali genuini e che, nella loro basicità, richiamano i disaster movie più iconici. Con un’idea di base piuttosto interessante e una semplicità estetica molto intrigante, spiace dover bocciare una pellicola del genere, ma lo si fa con la certezza che troverà altrove degni difensori: Colossal, infatti, è quel tipo di pellicola che può solamente essere amata o odiata, senza vie di mezzo. L’impressione però è che sia comunque destinata all’oblio. Ci sono modi migliori di passare un paio d’ore davanti a uno schermo.

Articolo scritto per il Blog dell’Università eCampus

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