un-ultima-risata

Saranno state le facce dei due attori caratteristi e caratteristici degli anni ’90 ad attrarmi verso questa pellicola. O forse sarà stata la parola “risata” nel titolo, che quando si ha bisogno di allegria è un richiamo a cui è molto difficile resistere. In ogni caso, Un’ultima risata, film originale Netflix, scritto e diretto da Greg Pritikin, è la (ulteriore) prova che non si dovrebbe mai scegliere un libro per la copertina.

Al Hart (Chevy ChasePalla da golfI tre amigos!Avventure di un uomo invisibile) è un ex manager di comici ormai vecchio, ma con tanta voglia di rivivere i momenti di gloria. Convinto dalla nipote a trasferirsi in una casa di riposo, ritrova Buddy Green (Richard Dreyfuss, American Graffiti; Lo squalo; Stand by me), il primo cliente della sua carriera, un comico ritiratosi cinquant’anni prima dalle scene per diventare medico. Ad accomunarli, oltre al passato comune, la voglia di ridere ancora e un’avversione ad arrendersi alla propria età. Con questi presupposti, i due si convincono a vicenda a tornare in pista per un’ultima tournée, iniziando insieme un viaggio in un mondo che fanno sempre più fatica a riconoscere e comprendere, durante il quale non potranno evitare riflettere sul loro rapporto e le loro vite.

L’idea di partenza è quindi accattivante e la pellicola avrebbe potuto facilmente sviluppare il proprio potenziale nel clima odierno, puntando sul rapporto tra star da palcoscenico degli anni passati con il mondo moderno, tra contenuti virali e one-man-stand show su Netflix. Anche la diatriba sul politically correct e gli argomenti su cui sia consentito o meno fare umorismo, una tendenza nuova che non c’era all’epoca degli esordi di Buddy, avrebbe potuto essere uno spunto da approfondire. Purtroppo però Un’ultima risata non tocca queste tematiche. Al contrario, le evita come la peste per concentrarsi sulle disavventure e i disagi di due amici anziani che fanno i conti con la loro età.

La pellicola sembra pensata per lo stesso pubblico che avrebbe apprezzato i due protagonisti negli anni della loro giovinezza. Probabilmente, se fosse uscita nei cinema dieci o vent’anni fa avrebbe avuto un suo perché e magari riscosso anche un discreto successo. Al contrario, oggi su Netflix resta un prodotto piuttosto anonimo, senza nulla che faccia scattare la molla, senza nessuna scintilla, con un algoritmo che non lo favorisce. Si crea, purtroppo, una sorta di parallelismo tra la pellicola e i due attori protagonisti: per entrambi si tratta del primo ruolo centrale dopo tanti anni e la loro voglia di rimettersi in gioco è evidente. Ma nonostante il loro impegno e l’indiscutibile bravura di lunga data di entrambi, il materiale di base è troppo insipido perché da soli possano risollevare tutto il progetto.

Articolo scritto per il Blog di eCampus

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Mamma-Mia-Ci-Risiamo

Martedì 24 luglio, sono stato invitato a vedere in anteprima Mamma Mia! Ci risiamo, sequel/prequel dell’incontenibile successo del 2008, a sua volta adattamento cinematografico dell’omonimo musical, basato sulle musiche del gruppo svedese ABBA, scritto da Catherine Johnson e diretto da Phyllida Lloyd. Nelle sale italiane uscirà il 6 settembre 2018.

Il film inizia dieci anni dopo la fine del primo. Sophie (Amanda Seyfried) sta cercando di realizzare il sogno di sua madre Donna (Meryl Streep), venuta a mancare recentemente (ma non preoccupatevi, farà qualche cammeo canoro, giusto in tempo per poter essere utilizzata in tutti i trailer), di costruire un hotel sulla magnifica isola di Kalokairi, aiutata da uno dei suoi tre papà, Sam (Pierce Brosnan), e dal fidato maggiordomo Fernando (Andy Garcia), new entry di questa pellicola.

Nel corso della vicenda, attraverso le memorie dei protagonisti, rivedremo anche la giovane Donna (Lily James) alle prese con i suoi tre più grandi amori, Sam (Jeremy Irvine), Harry (Hugh Skinner) e Bill (Josh Dylan), affiancata ovviamente dalle sue inseparabili amiche Tanya e Rosie (Jessica Keenan Wynn e Alexa Davies). Presenze indispensabili per mantenere alto il morale dei fan e fare da “balia” agli attori più inesperti, non potevano certo mancare anche le altre grandi star di Mamma Mia!, Colin Firth, Christine Baranski, Stellan Skarsgård, Dominic Cooper e Julie Walters, nei loro rispettivi ruoli.

Raccontare di più, vorrebbe dire rivelare tutta la (poca) trama del film, che funge più da scusa per mettere insieme canzoni, momenti emotional e gag, e mostrare come proseguono le vite dei personaggi di cui ci eravamo innamorati dieci anni fa. Unico dettaglio su cui voglio soffermarmi, sapendo già di non spoilerare nulla dato che sarà alla base di tutte le campagne promozionali, è la presenza di Cher (nel film Ruby Sheridan, madre di Donna) per la bellezza di venti minuti di pellicola: se da un lato dimostra subito la differenza che c’è tra una Cantante che sa anche recitacchiare e un Attore che sa anche canticchiare (la sua performance di Fernando è da brividi e mette in ombra quelle di tutti gli altri), dall’altro, invece, mi risulta difficilmente credibile come madre di Donna, dato che ha solo tre anni in più di Meryl Streep e che, a causa dell’infinità di interventi plastici a cui si è sottoposta, ne dimostra almeno dieci di meno.

In conclusione, di sicuro Mamma Mia! Ci risiamo non è un capolavoro né come film in generale, né come musical (d’altra parte è sequel, cosa vi aspettavate?!), ma alla grandissima moltitudine di fan della prima pellicola non potrà non piacere. Anche io, che razionalizzando sto scrivendo questa critica, sono uscito dal cinema contento e con le bellissime (e dannate) canzoni degli ABBA che non mi escono più dalla testa. E soprattutto, sembra davvero impossibile rinunciare a Cher e Meryl Streep che cantano insieme Super Trouper, ritrovandosi insieme sullo schermo dopo 35 anni da Silkwood

Ah, ecco. Un’ultima chicca che non riguarda il film in senso stretto. Arrivato al cinema ho scoperto con piacere e curiosità che era stato invitato all’anteprima anche Checcoro, primo coro LGBT di Milano, che ha intrattenuto tutti i presenti prima in Galleria, davanti all’Odeon, poi anche in sala prima dell’inizio della pellicola. Un’esperienza imprevista che già da sola è valsa tutta la serata…

MAMMA MIA! CI RISIAMO – COLONNA SONORA

  1. When I kissed the teacher
    Lily James, Jessica Keenan Wynn, Alexa Davies &e Celia Imrie
  2. I wonder (Departure)
    Lily James, Jessica Keenan Wynn & Alexa Davies
  3. One of us
    Amanda Seyfried & Dominic Cooper
  4. Waterloo
    Hugh Skinner & Lily James
  5. Why did it have to be me?
    Josh Dylan, Lily James & Hugh Skinner
  6. I have a dream
    Lily James
  7. Kisses of fire
    Panos Mouzourakis, Jessica Keenan Wynn & Alexa Davies
  8. Andante, andante
    Lily James
  9. The name of the game
    Lily James
  10. Knowing me, knowing me
    Jeremy Irvine, Lily James, Pierce Brosnan & Amanda Seyfried
  11. Angel eyes
    Julie Walters, Christine Baranski & Amanda Seyfried
  12. Mamma mia
    Lily James, Jessica Keenan Wynn & Alexa Davies
  13. Dancing Queen
    Pierce Brosnan, Christine Baranski, Julie Walters, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Dominic Cooper & Amanda Seyfried
  14. I’ve been waiting for you
    Amanda Seyfried, Christine Baranski & Julie Walters
  15. Fernando
    Cher & Andy Garcia
  16. My love, my life
    Lily James, Meryl Streep & Amanda Seyfried
  17. Super Trouper
    Intero Cast
  18. The day before you came
    Meryl Streep

Musica e testi di *
Benny Andersson & Bjorn Ulvaeus

Musica e testi di **
Benny Andersson, Bjorn Ulvaeus & Stig Anderson

Prodotta da Benny Andersson

* canzoni 1, 3, 5, 6, 7, 8, 11, 17, 18
** canzoni 2, 4, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16

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La-Fine-Netflix

La Fine (How It Ends, in originale) è l’ultimo film targato Netflix arrivato sulla piattaforma online il 13 luglio. Diretto da David M. Rosenthal e interpretato da Theo James (Divergent, Giochi di potere), il premio Oscar Forest Whitaker (Black Panther, Rogue One, L’ultimo re di Scozia) e Kat Graham (The Vampire Diaries), la pellicola è un sedicente thriller post apocalittico con “citazioni” di The Road di Cormac McCarthy, Mad Max e La città verrà distrutta all’alba.

Will e Samantha, rispettivamente Theo James e Kat Graham, sono una felice coppia di Seattle, in attesa del loro primo figlio. Will decide così di andare a Chicago per incontrare Tom (Forest Whitaker), autoritario padre di lei, con un passato nei Marines, e con cui ha un rapporto particolarmente difficile, per chiedergli la mano di sua figlia.

La cena col suocero va decisamente male, ma proprio mentre questi sembrano i problemi più gravi che Will dovrà affrontare, la situazione precipita: durante una chiamata con Samantha, inizia un misterioso cataclisma che rade al suolo Los Angeles e mette fuori uso le telecomunicazioni in tutta la costa Ovest degli States.

Will e Tom saranno così costretti a seppellire l’ascia di guerra e collaborare per tentare di raggiungere e salvare Samantha a Seattle, di cui non hanno più notizie, affrontando predoni, mancanza di risorse, guasti meccanici e tutti i classici pericoli che un’ambientazione post-apocalittica può fornire ad un regista.

Se l’inizio del film è piuttosto buono, con questo particolare spunto del rapporto tra genero e suocero, in una sorta di Indovina chi viene a cena? post-apocalittico, forse unica nota davvero originale, il film si perde velocemente nel corso del loro viaggio, scopiazzando qua e là, facendo sparire improvvisamente e in modo approssimativo personaggi quando divenuti inutili, e non riuscendo a generare l’adeguata suspense che un disaster-survival movie dovrebbe avere.

A salvare, almeno in parte, l’opera di Rosenthal, è sicuramente la performance dei due protagonisti e in particolar modo di Forest Whitaker, che anche questa volta si dimostra un attore straordinario, capace di risollevare almeno in parte un film altrimenti destinato alla mediocrità e che, spiace dirlo, se non fosse stato prodotto da Netflix probabilmente non avrebbe mai visto la luce.

Il finale (nessuno spoiler, tranquilli) resta aperto, creando così un vero paradosso per un film che si intitola La Fine (o How it ends, se preferite), lasciando irrisolte tutte le domande che erano sorte nel corso della visione. In conclusione, tra la scarsa originalità, gli effetti speciali scadenti e la mancanza di un vero colpo di scena, ci sono pellicole migliori per “sognare” l’apocalisse seduti sul divano, nell’afoso caldo di metà luglio.

Articolo scritto per il Blog dell’Università eCampus

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